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Parmenide
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Parmènide di Elea (in greco antico Παρμενίδης?, Parmenídēs; Elea, 515 a.C./510 a.C.cite-ref-2[2], 544 a.C./541 a.C.cite-ref-3[3] – 450 a.C.) è stato un filosofo greco antico, autore del poema Sulla natura.
Viene considerato il fondatore dell'mweqontologia, con cui ha influenzato l'intera mwegstoria della filosofia occidentale.cite-ref-palmer-4-0[4] Secondo una tesi accreditata fu il filosofo dell'mwfwessere statico e immutabile, in contrasto col mwgadivenire di mwgqEraclito,cite-ref-5[5] secondo il quale viceversa «mwhgtutto scorre».cite-ref-6[6]
{{senza fonte| anche se, ad una lettura più attenta, i due presentano diversi aspetti in comune}}
A lui si deve la nascita della mwjascuola eleatica a cui appartenevano anche mwjqZenone di Elea e mwjgMelisso di Samo.cite-ref-7[7] La rivalità tra Parmenide ed Eraclito è stata reintrodotta negli odierni dibattiti sulla mwkwconcezione del tempo,cite-ref-8[8] e della mwmafisica moderna.cite-ref-9[9]
Contents
• L'Essere
• Note
• Fonti
• Studi
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Biografia
Parmenide nacque in mwoaMagna Grecia, ad mwoqEleacite-ref-10[10] (Velia in epoca romana, oggi mwpgAscea in Campania), da una famiglia mwpwaristocratica.cite-ref-diogene-11-0[11] Della sua vita si hanno poche notizie.
Secondo mwrqSpeusippo, nipote di mwrgPlatone, sarebbe stato chiamato dai suoi concittadini a redigere le leggi della sua città.cite-ref-12[12] Secondo mwswSozione fu discepolo del pitagorico Aminia,cite-ref-diogene-11-1[11] per altri fu probabilmente discepolo di mwuaSenofane di Colofone.cite-ref-13[13]
Ad Elea fondò inoltre una scuola (la mwvgScuola eleatica), insieme al suo discepolo prediletto mwvwZenone.cite-ref-14[14] mwxaPlatone nel mwxqmwxgParmenide riferisce di un viaggio che negli anni della vecchiaia Parmenide intraprese alla volta di mwxwAtene, dove conobbe mwyaSocrate da giovane col quale ebbe una vivace discussione.cite-ref-15[15]
Il poema Sulla natura
L'unica opera di Parmenide è il mwaqpoema in esametri intitolato mwagmwawSulla natura, di cui alcune parti sono citate da mwbaSimplicio in mwbqmwbgDe coelocite-ref-16[16] e nei suoi commenti alla mwcwmwdaFisica aristotelica,cite-ref-17[17] da mweqSesto Empiricocite-ref-18[18] e da altri scrittori antichi. Di tale poema ci sono giunti ad oggi diciannove frammenti, alcuni dei quali allo stato di puro stralcio, che comprendono un mwfgProemio e una trattazione in due parti: mwfwLa via della Verità e mwgaLa via dell'Opinione; di quest'ultima abbiamo solo pochi versi.
{{senza fonte|Tuttavia, è importante premettere, ai fini della comprensione dell'opera in rapporto ad una buona contestualizzazione storico - culturale, che Parmenide quasi certamente sia stato un pitagorico, siccome aveva avuto come maestro Aminia. Lo stacco di Parmenide rispetto alla dottrina pitagorica è insito nelle conseguenze della scoperta della radice di 2. Questo numero con la parte decimale interminabile mandò in crisi il pensiero pitagorico, smuovendone le premesse e svelando come queste possano essere sempre discutibili. La conseguenza innegabile , siccome era falso il suo contrario proprio a causa della scoperta di quel numero, fu che il Vuoto o Nulla tra un numero pieno e un altro non fosse, cioè non potesse esistere. Questo è un dato imprescindibile per capire perché Parmenide avesse affermato che il Non - Essere non fosse e che la realtà fosse una e continua, oltre alle motivazioni che risiedono nei ferrei ed innegabili principi/procedimenti logici da lui affermati con grande chiarezza e inconfutabilmente. Su tutti si ricordino il principio di non - contraddizione e il principio di identità.}}
L'Essere
(greco antico)
«Εἰ δ' ἄγ' ἐγὼν ἐρέω, κόμισαι δὲ σὺ μῦθον ἀκούσας,
αἵπερ ὁδοὶ μοῦναι διζήσιός εἰσι νοῆσαι·
ἡ μὲν ὅπως ἔστιν τε καὶ ὡς οὐκ ἔστι μὴ εἶναι,
Πειθοῦς ἐστι κέλευθος - Ἀληθείῃ γὰρ ὀπηδεῖ - ,
ἡ δ' ὡς οὐκ ἔστιν τε καὶ ὡς χρεών ἐστι μὴ εἶναι,
τὴν δή τοι φράζω παναπευθέα ἔμμεν ἀταρπόν·
οὔτε γὰρ ἂν γνοίης τό γε μὴ ἐὸν - οὐ γὰρ ἀνυστόν -
οὔτε φράσαις.
... τὸ γὰρ αὐτὸ νοεῖν ἐστίν τε καὶ εἶναι.»
(italiano)
«… Orbene io ti dirò, e tu ascolta accuratamente il discorso,
quali sono le vie di ricerca che sole sono da pensare:
l'una che "è" e che non è possibile che non sia,
e questo è il sentiero della Persuasione (infatti segue la Verità);
l'altra che "non è" e che è necessario che non sia,
e io ti dico che questo è un sentiero del tutto inaccessibile:
infatti non potresti avere cognizione di ciò che non è (poiché non è possibile),
né potresti esprimerlo.
… Infatti lo stesso è pensare ed essere.»
(Parmenide, Il poema sulla natura, o Della natura; II, IIIcite-ref-19[19])
Nel mwiaPoema sulla natura Parmenide sostiene che la mwiqmolteplicità e i mutamenti del mondo fisico sono illusori, e afferma, contrariamente al senso comune, la realtà dell'mwigEssere: immutabile, ingenerato, finito,cite-ref-20[20] immortale, unico, omogeneo ed immobile.
La narrazione si snoda intorno al percorso intellettuale del filosofo che racconta il suo mwkaviaggio immaginariocite-ref-21[21] verso la dimora della dea mwlqDike (dea della mwlgGiustizia), la quale consentirà a mwlwMnemosine di mostrargli il «cuore inconcusso della ben rotonda verità».cite-ref-22[22] La splendida donna, in quanto tutrice dell'ordine cosmico, sarebbe vista in tal senso anche come garante dell'ordine logico,cite-ref-23[23] cioè del corretto mwoafilosofare.cite-ref-24[24] La dea mostra al filosofo la via dell'mwpqopinione, che conduce all'apparenza e all'inganno, e la via della mwpgverità che conduce alla sapienza e allmwpw'mwqaEssere (mwqqτὸ εἶναι, mwqgtò èinai).
Pur non specificando cosa sia questo mwramwrqessere, Parmenide è il filosofo che per primo ne mette a tema esplicitamente il concetto; su di esso egli esprime soltanto una lapidaria formula, la più antica testimonianza in materia, secondo la quale «l'essere è, e non può non essere», «il non-essere non è, e non può essere»:
(greco antico)
«ἡ μὲν ὅπως ἔστιν τε καὶ ὡς οὐκ ἔστι μὴ εἶναι
…
ἡ δ' ὡς οὐκ ἔστιν τε καὶ ὡς χρεών ἐστι μὴ εἶναι»
(italiano)
«è, e non è possibile che non sia
…
non è, ed è necessario che non sia»
(Parmenide, Sulla Natura, fr. 2, vv 3;5 - raccolta DIELS KRANZ / fonti: Simplicio, Phys. 116, 25. Proclo, Comm. al Tim.)
Con queste parole Parmenide intende affermare che niente si crea dal niente (mwsamwsqex nihilo nihil fit),cite-ref-25[25] e nulla può essere distrutto nel nulla. Già i mwtgprimi filosofi greci avevano cercato l'origine (o mwtwἀρχή, mwuamwuqarchè) della mutevolezza dei fenomeni in un principio statico che potesse renderne ragione, non riuscendo a spiegarsi il mwugdivenire. Ma i cambiamenti e le trasformazioni a cui è soggetta la natura, tali per cui alcune realtà nascono, altre scompaiono, secondo Parmenide non hanno semplicemente motivo di esistere, essendo pura illusione. La vera natura del mondo, il vero essere della realtà, è statico e immobile. {{senza fonte|Se si guarda ad essi come cambiamenti che portano alla morte o al Nulla come approdo finale, ma, se invece si guarda alle trasformazioni - che è un'interpretazione molto verosimile e più sistematica con il ''Peri Physis'' - come mutamenti che mantengono sempre in vita tra nascondimento e svelamento delle varie forme e cose nel corso delle trasformazioni, il divenire sarà ammissibile, ma solamente tra gli enti particolari - senza che questi però abbiano a perdere la loro identità più intrinseca e profonda - e non nella totalità dell'universo, a condizione che segua le leggi universali che la Giustizia e la Necessità hanno inscritto nell'Essere e a condizione che il cambiamento negli enti particolari non sia mai velleitario. Ciò significa che '''l'intelletto è sempre un logos particolare in sintonia con il Logos universale''' che è nell'Essere, '''non potrà mai essere un nous''' che in maniera arbitraria con i suoi calcoli porta l'umano a muovere le mani per farsi fortuna cambiando tutto soggettivamente a discapito della necessità e delle urgenze comuni, come quelle di una comunità nella sfera pubblica, e tentando di oggettivare l'Intero che è Essere, (sarebbe uno sforzo velleitario e stolto che cercherebbe di negare la connessione di tutto ciò che è con tutto ciò che è).}} A tali affermazioni Parmenide giunge promuovendo per la prima volta un pensiero basato non più su spiegazioni mwuwmitologiche del mwvacosmo, ma su un metodo mwvqrazionale, servendosi in particolare della mwvglogica formale di mwvwnon-contraddizione,cite-ref-26[26] da cui si traggono le seguenti conclusioni:
• L'Essere è immobile perché se si muovesse sarebbe soggetto al mwxgdivenire, e quindi ora mwxwsarebbe, ora mwyanon sarebbe.
• L'Essere è mwygUno perché non possono esserci due Esseri: se uno è l'essere, l'altro non sarebbe il primo, e sarebbe quindi non-essere. Allo stesso modo per cui, se A è l'essere, e B è diverso da A, allora B non mwywè: qualcosa che non sia Essere non può mwzaessere, per definizione.
• L'Essere è immutabile ed mwzgeterno perché non può esserci un momento in cui non mwzwsarà più, o non mw0aè ancora: se l'essere mw0qfosse solo per un certo periodo di tempo, a un certo punto mw0gnon sarebbe, e si cadrebbe in contraddizione.
• L'Essere è dunque ingenerato e immortale, poiché in caso contrario implicherebbe il non essere: la nascita significherebbe essere, ma anche non essere prima di nascere; e la morte significherebbe non essere, ovvero essere solo fino a un certo momento.
• L'Essere è indivisibile, perché altrimenti richiederebbe la presenza del non-essere come elemento separatore.
L'Essere risulta così vincolato dalla mw1gnecessità (mw1wἀνάγχη, mw2aanànche), che è il suo limite ma al contempo il suo fondamento costitutivo: «la dominatrice Necessità lo tiene nelle strettoie del limite che lo rinserra tutto intorno; perché mw2qbisogna che l'essere non sia incompiuto».cite-ref-27[27]
Parmenide paragona l'mw5aEssere a una sfera perfetta, sempre uguale a se stessa nello spazio e nel tempo, chiusa e finita (per gli mw5qantichi greci il finito era sinonimo di perfezione). La mw5gsfera è infatti l'unico solido mw5wgeometrico che non ha differenze al suo interno, ed è uguale dovunque la si guardi; l'ipotesi collima suggestivamente con la mw6ateoria della relatività di mw6qAlbert Einstein che nel mw6g1900 dirà:cite-ref-28[28] «Se prendessimo un mw7wbinocolo e lo puntassimo nello spazio, vedremmo una linea curva chiusa all'infinito» in tutte le direzioni dello spazio, ovvero, complessivamente, una sfera (per lo scienziato infatti l'mw8auniverso è finito sebbene illimitato, fatto di uno spazio tondo ripiegato su se stesso).cite-ref-29[29]
Fuori dell'Essere non può esistere nulla, perché il non-essere, secondo mw9glogica, mw9wnon è, per sua stessa definizione. Il divenire attestato dai mw-asensi, secondo cui gli enti ora sono e ora non sono, è una mera illusione (che appare ma in realtà non è). La vera conoscenza dunque non deriva dai sensi, ma nasce dalla mw-qragione.cite-ref-30[30] «Non c'è nulla di errato nell'intelletto che prima non sia stato negli erranti sensi» è la frase che d'ora in poi sarà attribuita a Parmenide. Il mw-gpensiero è dunque la via maestra per cogliere la verità dell'Essere: «ed è lo stesso il pensare e pensare che è. Giacché senza l'essere […] non troverai il pensare», a indicare come l'Essere si trovi nel pensiero. Pensare il nulla è difatti impossibile, il pensiero è necessariamente pensiero dell'essere. Di conseguenza, poiché è sempre l'mw-wessere a muovere il mwaqapensiero, la pensabilità di qualcosa dimostra l'esistenza dell'oggetto pensato.cite-ref-31[31] Tale mwaquidentità immediata di essere e pensiero,cite-ref-32[32] a cui si giunge scartando tutte le impressioni e i falsi concetti derivanti dai mwaqosensi, abbandonando ogni dinamismo del pensiero, accomuna Parmenide alla dimensione mwaqsmistica delle filosofie mwaqwapofatiche orientali, come il mwaq0buddhismo, il mwaq4taoismo e l'mwaq8induismo.cite-ref-33[33]
Una volta stabilito che l'Essere mwaruè, e il non-essere mwarynon è, restava tuttavia da spiegare come nascesse l'errore dei mwarcsensi, dato che nell'Essere non ci sono imperfezioni, e perché gli uomini tendano a prestare fede al divenire attribuendo l'essere al non-essere. Parmenide si limita ad affermare che gli uomini si lasciano guidare dall'mwargopinione (δόξα, mwarkdoxa), anziché dalla verità, ossia giudicano la realtà in base all'apparenza, secondo procedimenti illogici. L'errore in definitiva è una semplice illusione, e dunque, in quanto non esiste, non si può trovargli una ragione. Compito del filosofo è unicamente quello di rivelare la nuda verità dell'Essere nascosta sotto la superficie degli inganni. Il tema sarà ripreso da mwaroPlatone che cercherà una soluzione al conflitto tra l'mwarsessere e il mwarwmolteplice; per sciogliere il dramma umano costituito dal senso greco del mwar0divenire (per cui tutto muta) che si scontra con una mwar4ragione, altra dimensione fondamentale della grecità, che è portata a negarlo, Platone concepirà il non-essere non più alla maniera di Parmenide staticamente e assolutamente contrapposto all'mwar8essere, ma come diverso dall'essere in senso relativo, nel tentativo di dare una spiegazione razionale anche al mwasatempo e al mwasemolteplice.
Il rigore mwasmlogico di Parmenide gli valse inoltre l'appellativo di "venerando e terribile" da parte di mwasqPlatone.cite-ref-34[34] La fiducia di Parmenide in un sapere completamente dedotto dalla mwaskragione, e viceversa la sua totale sfiducia nei confronti dei mwasosensi e di una conoscenza mwassempirica, fa di lui un filosofo profondamente mwaswrazionalista.
{{da revisionare|'''Essere come "Luce e Notte"''' Parmenide, al cospetto di Mnemosine, riceve e accoglie le sue rivelazioni sulla Verità "ben rotonda" e sull'Essere. Il primo aspetto della Verità universale che salta subito all'occhio anche se implicito è che il Principio, l'Arché in questione, (l'Essere), non possa essere inteso come un Uno senza differenze nella sua unicità da cui poi ne derivino la molteplicità e le forme che esistono con le loro differenze: tutto ciò che era, è e sempre sarà, cioè è possibile la trasformazione da uno stato ad un altro di una cosa, un ente o una sostanza, ma la morte non avrà mai l'ultima affermazione. L'illusione della nascita e della morte verosimilmente sta a significare che gli enti prima erano qualcosa, ora sono una forma, poi anche se passanti per la morte saranno ma in un altro stato e in un altro luogo, magari ultraterreno. Ma sicuramente non esiste essere che vada a generare una forma dal non - essere, perché il Nulla è il Nulla e non può generare Essere, (''"Infatti, questo non potrà mai imporsi: che siano le cose che non sono!"),'' né è pensabile. Lo conferma il principio d'identità secondo cui una cosa è uguale a se stessa, non può fisiologicamente, intrinsecamente per sua autentica natura essere diversa da quello che è. Così il Nulla è il Nulla. Ma il tratto peculiare delle rivelazioni della dea insiste nel carattere differenziato dell'Essere: anche se è unico e uguale nella sua inviolabilità e unicità rispetto al Vuoto o Non - Essere che non è, l'Essere è come un tutto che è "pieno ugualmente di luce e di notte oscura", (dal ''Peri Physis, a cura di Giovanni Reale).'' "Con nessuna delle due c'è il nulla." L'ambivalenza nell'Essere, che va a rafforzare la sua unicità assieme alla sua necessità, ai suoi limiti e al carattere identico - carattere che svela la non totale diversità da ciò che è, è data dalla Luce e dalla Notte. Si tratta di una metafora molto evocativa e molto suggestiva, la cui comprensione richiede di superare il solo significato esistentivo legato a Essere - Nulla. La Notte è nascondimento, silenzio; la Luce è svelamento, parola. L'Essere ha in sé la Luce e la Notte come un'alternanza. E chiaramente è la Notte ad essere funzionale alla Luce, dal silenzio viene la parola, perché la Verità incede, avanza attraverso e per mezzo della Non - Verità. Anche un abisso di Notte, nascondimento, ombra e silenzio è, perché nessuno di questi è nulla. Ed è nella memoria che è insito il seme, anche se assente esplicitamente ma presente implicitamente, del ricordo delle connessioni e delle trasformazioni delle forme. Lo conferma il frammento che nella prima parte sull'Essere e sulla Verità recita: ''"Considera come cose che pur sono assenti, alla mente siano saldamente presenti; infatti non potrai recidere l'essere dal suo essere congiunto con l'essere, né come disperso dappertutto in ogni senso nel cosmo, né come raccolto insieme."''}}
Parmenide e la scuola di Elea
Parmenide fu il fondatore della mwatsscuola di Elea, dove ebbe vari discepoli, il più importante dei quali fu mwatwZenone. Il metodo usato dagli eleati era la mwat0dimostrazione per assurdo, con cui confutavano le tesi degli avversari giungendo a dimostrare la verità dell'mwat4Essere, nonché la falsità del mwat8divenire e delle impressioni dei mwauasensi, per una "impossibilità logica di pensare altrimenti".cite-ref-36[36]
Stupiva i contemporanei un ragionamento che scaturiva dalla radicale contrapposizione essere/non-essere e da un'immediata conseguenza del mwauyprincipio di non-contraddittorietà dell'essere e del pensiero, teorizzato in seguito da mwaucAristotele come evidenza prima e indimostrabile alla mwaugragione senza la quale diverrebbe impossibile qualsiasi conoscenza necessaria-filosofica, restando solo il mondo dell'mwaukopinione.
Parmenide e gli mwauseleati si contrapponevano soprattutto al pensiero di mwauwEraclito, loro contemporaneo, filosofo del mwau0divenire che basava la conoscenza interamente sui mwau4sensi. Nella prospettiva della mwau8storia della filosofia, sarà quindi mwavaHegel a concepire l'essere in maniera radicalmente opposta a Parmenide.
Anche l'atomismo mwavidemocriteo intese contrapporsi alla teoria eleatica dell'Essere (che aveva cercato una soluzione al problema dellmwavm'mwavqmwavuarchè negando alla radice un fondamento originario al mwavydivenire), presupponendo gli mwavcatomi e uno mwavgspazio vuoto, diverso dagli atomi, in cui essi potessero muoversi, ipotizzando in un certo senso una convivenza di essere e non-essere.
In seguito furono i mwavosofisti a cercare di confutare il pensiero degli eleati, opponendo al loro sapere certo e indubitabile (επιστήμη, mwavsmwavwepistéme) sia il mwav0relativismo di mwav4Protagora, sia il mwav8nichilismo di mwawaGorgia. Uno dei maggiori problemi sollevati da Parmenide riguardava in particolare l'impossibilità di oggettivare l'mwaweEssere, di darne un predicato, di sottrarlo all'astrattezza formale con cui egli l'aveva enunciato, e che sembrava contrastare con la pienezza totale del suo contenuto. Fu seguendo questa strada che mwawiPlatone, nel tentativo di risolvere il problema, approderà al mwawmmondo delle idee.
L'interpretazione della "doxa"
mwawyGiovanni Reale ha elencato le diverse interpretazioni contemporanee sullo statuto e il significato dell'mwawcopinione ed il suo rapporto con la mwawgverità.cite-ref-37[37] Accanto ad una lettura che le vede contrapporre radicalmente, ne esiste una diversa, che Reale appoggia, secondo cui l'opinione (δόξα, mwaw0doxa) non è da intendersi in Parmenide come negazione assoluta della verità, ma come un modo improprio di accostarsi ad essa. Non si tratterebbe cioè di puro non-essere, della via dell'errore scartata mwaw4a priori, ma di una terza possibilità in cui i fenomeni (δοκοῦντα, mwaw8dokùnta) sarebbero entità pensabili e quindi plausibili, se non altro come manifestazioni esteriori del fondamento occulto e autentico dell'Essere.cite-ref-38[38] Nelle parole della Dea, infatti, Parmenide è chiamato a conoscere anche «le opinioni dei mortali, in cui non è certezza verace; eppure anche questo imparerai: come l'esistenza delle apparenze sia necessario ammetta colui che in tutti i sensi tutto indaga».cite-ref-39[39]
Si tratta di un'interpretazione condivisa in varia misura anche da Hans Schwabl,cite-ref-40[40] mwax0Mario Untersteiner,cite-ref-41[41] mwayiGiorgio Colli,cite-ref-42[42] mwaycLuigi Ruggiu,cite-ref-43[43] sebbene respinta da altri, che farebbe di Parmenide un anticipatore della futura ontologia platonica, mentre i suoi discepoli avrebbero invece mantenuto una concezione più rigorosa dell'essere, quella tradizionalmente attribuita agli eleati.cite-ref-44[44]
Neoparmenidismo
Tra le filosofie volte al recupero del mwazmpensiero classico in chiave attuale, in direzione del quale si sono mossi specialmente gli studi di mwazqMartin Heidegger e di mwazuGustavo Bontadini, l'opera di mwazyEmanuele Severino si segnala come una parziale ripresa della dottrina di Parmenide, e viene perciò definita «mwazcneoparmenidismo». In particolare nel suo scritto mwazgRitornare a Parmenide, Severino intende proporre un'originale reinterpretazione delle categorie fondamentali del pensiero moderno alla luce della rigorosa logica dell'Eleate.cite-ref-45[45]
Note
cite-note-11. Dopo che nel 1962 fu scoperta in uno scavo a mwaamVelia un'mwaaqerma acefala con l'iscrizione Πα[ρ]μενείδης Πύρητος Οόλιάδης φυσικός (mwaauParmenide figlio di Pirete medico degli Uliadai), dove Parmenide veniva cioè indicato come capo della scuola medica eleata degli Ούλιάδαι, si ritrovò in seguito la testa-ritratto con barba qui raffigurata, con la base del collo adattata ad essere sovrapposta in un'erma del tipo di quella precedentemente ritrovata con l'iscrizione citata. Altri ritengono invece che questa scultura riproduca il busto del filosofo epicureo mwaayMetrodoro di Lampsaco (M. G. Picozzi, mwaacParmenide, Enciclopedia dell'arte antica Treccani).
cite-note-33. ↑ Secondo la cronologia di mwabaApollodoro di Atene che colloca la sua ἀκμή (lmwabe'mwabiacmé, il quarantesimo anno dell'età, ritenuto dai dossografi antichi il punto più alto della vita e dell'attività filosofica) nella XLIX olimpiade, datata al 504-1 a.C. (Diogene Laerzio, IX, 23).
cite-note-palmer-44. ↑ mwabyJohn Palmer, mwabcmwabgParmenides, in mwabkStanford Encyclopedia of Philosophy.
cite-note-55. ↑ Paola Ruminelli, mwab0mwab4La ricerca filosofica, pag. 41, Armando Editore, 2001.
cite-note-66. ↑ Aa.Vv., mwacimwacmLogos: rivista internazionale di filosofia, pag. 388, Bartelli & Verando, 1926.
cite-note-77. ↑ I mwaccparadossi di Zenone sul mwacgmovimento vennero enunciati proprio per argomentare la posizione filosofica di Parmenide.
cite-note-88. ↑ mwacwJohn Ellis McTaggart, mwac0The Unreality of Time (1908), trad. it. mwac4L'irrealtà del tempo, a cura di Luigi Cimmino, Milano, BUR, 2006.
cite-note-99. ↑ Luigi Lugiato, mwadimwadmL'uomo e il limite, Milano, FrancoAngeli, 2017.
cite-note-1010. ↑ Così Platone in mwadcParmenide, op.cit.
cite-note-diogene-1111. ↑ Diogene Laerzio, IX, 21.
cite-note-1313. ↑ Fra questi Aristotele, (mwaeuMetafisica A 5, 986b, 22) e Platone (mwaeySofista, 242d) e così anche mwaecDiogene Laerzio, mwaegVite dei filosofi, IX, 21. mwaeoAd ogni modo, in base agli scavi archeologici effettuati qualche decennio fa nell'attuale Cilento, appare come vera la tesi di Sozione. Molto probabilmente Parmenide è stato un pitagorico discepolo di Aminia, cui fece ergere una statua. E il motivo del linguaggio criptico usato nel suo poema mwaesPeri Physis, ("Sulla Natura"), risiede proprio nel fatto che nella scuola pitagorica venisse richiesto uno sforzo conoscitivo - razionale all'iniziando.
cite-note-1414. ↑ mwafyI presocratici, a cura di G. Giannantoni, vol. I, pag. 248, Bari 1975mwafc6.
cite-note-1515. ↑ Platone, mwafsParmenide, 128 B.
cite-note-1717. ↑ Simplicio, mwagqIn Aristotelis Physica commentaria.
cite-note-1818. ↑ mwaggSesto Empirico, mwagkAdversus mathematicos, libro VII.
cite-note-1919. ↑ mwag0(mwag4mwag8FR) mwahamwahephiloctetes.free.fr.
cite-note-2020. ↑ Finito non da intendersi come imperfetto perché per la mentalità antica il segno di perfezione è la compiutezza, il finito. L'infinito vorrebbe dire che non è completo, che gli manca qualcosa quindi imperfetto.
cite-note-2121. ↑ Sul tema del viaggio in Parmenide si veda mwahgquest'intervista a Luigi Ruggiu mwahkArchiviatomwaho il 5 marzo 2016 in mwahsInternet Archivemwahw., tratta dallmwah4'mwah8Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche.
cite-note-2222. ↑ Fr. 1, v. 29, della raccolta mwaimI presocratici di Diels/Kranz.
cite-note-2323. ↑ Anna Jellamo, mwaicIl cammino di Dike: l'idea di giustizia da Omero a Eschilo, Roma, Donzelli, 2005, p. 113. Sull'ipotesi che la dea della Giustizia fosse interpretata da Parmenide in un significato nuovo, filosofico, cfr. mwaigHermann Fränkel, mwaikWege und Formen Frühgriechischen Denkens. Literarische und Philosophiegeschichtliche Studien, München, Beck, 1960, p. 162 segg., per il quale essa veniva ora vista come dea della «giustezza» o «esattezza» (mwaiodikaiosyne), preludio di quella platonica. Sulla Dike "filosofica" cfr. anche Karl Deichgräber, mwaiwParmenides' Auffahrt zur Göttin des Rechts, Untersuchungen zum Prooimion seines Lehrgedichts, 11, Magonza, 1958, pp. 633-724.
cite-note-2424. ↑ La nascita della parola "filosofia" è molto controversa, in quanto ha diverse accezioni. Già anticamente, così come altri termini composti col suffisso "mwajaphilo-" (cfr. P. Hadot, mwajeChe cos'è la filosofia antica?, Torino, Einaudi, 2010, p. 19) essa indicava una passione, una tensione (φίλος, mwajifìlos) verso il sapere (σοφία, mwajmsofìa). Secondo mwajqAntonio Capizzi, tuttavia, Parmenide non era un filosofo nel senso etimologico, in quanto più che al "sapere per il sapere" propendeva per le applicazioni mwajupolitiche del sapere, ma la questione è tutt'altro che definitiva.
cite-note-2626. ↑ «Il principio di non-contraddizione, introdotto da Parmenide per rivelare l'essere stesso, la verità essenziale, fu successivamente impiegato come strumento del pensiero logicamente cogente per qualsiasi affermazione esatta. Sorsero così la mwakelogica e la mwakidialettica» (K. Jaspers, mwakmI grandi filosofi, pag. 737, tr. it., Longanesi, Milano 1973).
cite-note-2727. ↑ Fr. 8, v. 30-32, della raccolta Diels/Kranz.
cite-note-2828. ↑ mwakoAlbert Einstein si espresse tra l'altro in maniera sorprendentemente simile a Parmenide, in quanto anch'egli tendeva a negare la discontinuità del mwaksdivenire e il suo svolgimento nel mwakwtempo. Secondo Popper, «grandi scienziati come Boltzmann, Minkowski, Weyl, Schrödinger, Gödel e, soprattutto, Einstein hanno concepito le cose in modo similare a Parmenide e si sono espressi in termini singolarmente simili» (tratto da mwak0Karl Popper, mwak4mwak8The World of Parmenides, Routledge, 1998, mwalaISBNmwale 9780415237307., trad. it., 1998).
cite-note-2929. ↑ «La materia, secondo Einstein, si curverebbe su se stessa, per cui l'universo sarebbe illimitato ma finito, simile ad una sfera, che è illimitatamente percorribile anche se finita. Inoltre Einstein ritiene che non abbia senso chiedersi che cosa esista fuori dell'universo» (Ernesto Riva, mwalyManuale di filosofia, pag. 132, 2007, ISBN 978-1-4092-0059-8).
cite-note-3030. ↑ mwalwmwal0ragione intesa come logos - termine la cui matrice è già riscontrabile in Parmenide, anche se verrà indicato e coniato da Eraclito - che procede a sua volta dal "tiomós", l'entusiasmo, lo slancio alla base e verso lo sforzo conoscitivo iniziatico indicato da Parmenide in uno dei primissimi esametri del Proemio del mwal4Peri Physis.
cite-note-3131. ↑ mwamkAlexius Meinong, proprio come Parmenide, difese ad esempio l'idea che anche «mwamola montagna d'oro» (titolo di un romanzo fantascientifico) sussista poiché se ne può parlare.
cite-note-3232. ↑ Fr. 3, v. 1, Diels/Kranz.
cite-note-3333. ↑ Sull'analogia tra la posizione parmenidea e le mwanefilosofie dell'Oriente, cfr. mwanimwanmmwanqEmanuele Severino. Il Poema, le fonti, le interpretazioni, su mwanufilosofico.net. Cfr. anche l'mwanyintervista al professor Emanuele Severino mwancArchiviatomwang il 30 marzo 2019 in mwankInternet Archivemwano. (Venezia, Museo Correr, Biblioteca Marciana, 1988) in mwanwParmenide su mwan0Emsf.rai.it.
cite-note-3434. ↑ Platone, mwaoeTeeteto, 183e.
cite-note-352. Tale immagine potrebbe tuttavia raffigurare mwaouEmpedocle, cfr. mwaoyReale e Antiseri, mwaocmwaogEmpedocle: le radici di tutte le cose, su mwaokedu.lascuola.it, p.mwaoo 68.
cite-note-3737. ↑ Si veda mwapmLa filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, di mwapqEduard Zeller, trad. di R. Mondolfo [1932], parte I, vol. 3, mwapuEleati, a cura di mwapyGiovanni Reale, Firenze, La Nuova Italia, 1967, pp. 292-31; nuova edizione a cura di Giuseppe Girgenti, Milano, Bompiani, 2011.
cite-note-3838. ↑ «Dunque, Parmenide ha esposto un'"opinione plausibile", oltre a quella fallace, e ha cercato, a suo modo, di dar conto dei fenomeni» (G. Reale, mwapoStoria della filosofia antica, I, Vita e Pensiero, Milano 1975, pag. 129).
cite-note-3939. ↑ Fr. 1, vv. 31-33, trad. di G. Reale.
cite-note-4040. ↑ Hans Schwabl, mwaqeSein und Doxa bei Parmenides, «Wiener Studien», 66 (1953), pp. 50-75.
cite-note-4141. ↑ Mario Untersteiner, mwaquLa Doxa di Parmenide, in mwaqyParmenide. Testimonianze e frammenti, Sansoni, Firenze 1958, pp. CLXV-CLXXXI.
cite-note-4242. ↑ Giorgio Colli, mwaqoPhysis kryptesthai philei, ed. dell'Ateneo, Roma 1948, pp. 125-128.
cite-note-4343. ↑ Luigi Ruggiu, mwaq4Saggio introduttivo e commentario filosofico, in mwaq8Parmenide. Poema sulla natura: i frammenti e le testimonianze indirette, Rusconi, Milano 1991.
cite-note-4444. ↑ Di origine evidentemente iranica sarebbe il mwarmdualismo luce-tenebre che per Parmenide sta alla base della mwarqdóxa, mentre sarebbe addirittura di origine indiana il carattere puramente apparente da lui attribuito al mondo sensibile (sostenuto dalla corrente mwaruSamkya delle mwarymwarcUpanishad nella famosa dottrina del "velo di Maya", ripresa da mwargArthur Schopenhauer nel XIX secolo), e lo stesso viaggio del filosofo al cospetto della dea, esposto nel proemio del Poema parmenideo, ricorderebbe i viaggi degli mwarksciamani asiatici (mwaroMartin Litchfield West, mwarsLa filosofia greca arcaica e l'Oriente, pp. 287-296, Il Mulino, Bologna, 1993).
cite-note-4545. ↑ In esso, tuttavia, Severino afferma dapprima di aver compiuto il secondo grande "parmenicidio", dopo quello di Platone: Parmenide svaluta e quindi annulla i fenomeni, ma questi appaiono, quindi esistono e, se esistono, non divengono, ma tutti sono eterni. In secondo luogo Severino usa la logica parmenidea per confutare l'etica e la fede in Dio: poiché il divenire non esiste, non sarebbero possibili la libera scelta morale e l'esistenza di un Creatore che tragga l'essere dal nulla, creandolo mwar8ex nihilo.
Bibliografia
Fonti
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• Filippo Venturini, Venerando e terribile. Parmenide: politico, scienziato e mistico, Il Cerchio, Rimini 2026
Voci correlate
• mwayuEssere
• mwaycOntologia
• mwaykSfero
• mwaysSulla natura (Parmenide)
• mway0Scuola eleatica
• mway8Zenone di Elea
• mwazeVelia (città antica)
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itParmènide di Elea, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaGoffredo Coppola, Guido Calogero e Federigo Enriques, PARMENIDE di Elea, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
• citerefdizionario-di-filosofiaParmenide di Elea, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefsapere-itParmènide (filosofo), su sapere.it, De Agostini.
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• citereflibrivox(EN) Audiolibri di Parmenide / Parmenide (altra versione), su LibriVox.
• citerefgoodreads(EN) Parmenide, su Goodreads.
• mwazgSpiegazione dell'enigma dell'Essere di Parmenide, su parmenide.info.
• mwazoEmanuele Severino. Il Poema, le fonti, le interpretazioni, su filosofico.net.
• mwazwEmanuele Severino: Parmenide, su raiscuola.rai.it. URL consultato il 28 novembre 2019 (archiviato dall'url originale il 28 novembre 2019).
• mwaz4(EL) "Sull'Essere" recitato in greco antico ricostruito, su podium-arts.com. URL consultato il 30 marzo 2019 (archiviato dall'url originale il 30 marzo 2019).
• mwa0a(EN) Un'ampia lista degli studi dedicati a Parmenide (PDF), su parmenides.com.
• mwa0i(EN) Parmenides and the Question of Being in Greek Thought, su ontology.co. con una bibliografia annotata degli studi recenti e delle edizioni critiche
• citerefsep-parmenides(EN) John Palmer, Parmenides, in Edward N. Zalta (a cura di), Stanford Encyclopedia of Philosophy, Center for the Study of Language and Information (CSLI), Università di Stanford.